Lasciamoli parlare: un weekend di comunicazione con il cane.

40/77

La comunicazione tra cane e proprietario è un tema complesso, spesso frainteso e ridotto a interpretazioni superficiali. Durante il weekend organizzato dal centro cinofilo ReBuff Dogs in Progress di Trento, ho avuto l’opportunità di partecipare a un seminario dal titolo “Lasciamoli Parlare”, guidato da Daniela Cortinovis. Sono stato invitato all’evento da Erica Demattè del team del Centro, collega sia nel settore del graphic design e della fotografia, sia nel percorso cinotecnico. Anche lei è, oltre che educatrice, tecnica in riabilitazione comportamentale.

Questo Seminario mi ha permesso di approfondire la lettura del comportamento del cane da un punto di vista etologico e cognitivo comportamentale. Daniela ci ha mostrato come il comportamento non debba essere visto semplicemente come un problema da eliminare, ma come una manifestazione di emozioni e intenzioni più profonde.

Questo è proprio l’approccio che mi interessa e che sto studiando da tempo, anche dal punto di vista neurobiologico, su cui mi sto concentrando in particolare. Come Tecnico in Riabilitazione Comportamentale, ritengo che questa sia la strada giusta da seguire per comprendere a fondo il comportamento del cane e poterlo aiutare in modo efficace e rispettoso delle sue esigenze.

Leggere il comportamento come intenzione, non come risultato

Uno degli aspetti più affascinanti dell’approccio di Daniela è la sua capacità di leggere il comportamento del cane non come espressione finale di un’azione, ma come una base intenzionale. Questa visione, che si fonda su una profonda comprensione dell’etologia, consente di interpretare i segnali del cane con maggiore accuratezza, entrando in sintonia con le sue emozioni e i suoi bisogni.

Ogni interazione, ogni segnale del cane, non viene più interpretato semplicemente come un atto isolato, ma come parte di un quadro più complesso e affascinante, in cui emozioni e intenzioni si intrecciano. Grazie a questo approccio, che va ben oltre l’eliminazione superficiale del comportamento indesiderato, è possibile cogliere aspetti più profondi e sfumati del legame con il cane, arricchendo la capacità di interpretare i suoi bisogni e motivazioni.

Il comportamento è solo la punta dell’iceberg; sotto c’è un mondo di emozioni da comprendere

Cos’è l’approccio cognitivo comportamentale e la sua valenza

L’approccio cognitivo comportamentale nel cane si basa sull’idea che il comportamento non sia solo una risposta meccanica a uno stimolo, ma il prodotto dell’interazione tra fattori cognitivi, emotivi e ambientali. Questo significa che il cane non agisce in modo automatico, ma elabora e interpreta la realtà che lo circonda, creando risposte basate sulla sua esperienza, sulle sue emozioni e sulla percezione che ha dell’ambiente.

Questo percorso di analisi si rivela prezioso non solo per risolvere problemi comportamentali, ma per comprendere più profondamente il cane, arricchendo così la relazione con lui. Trattare i comportamenti come manifestazioni di intenzioni e emozioni permette di trovare soluzioni più consapevoli e rispettose del suo mondo interiore.

Un esempio classico di fraintendimento nel leggere il comportamento del cane è il ringhio. Questo comportamento può essere frutto di molteplici motivi, come paura, frustrazione, disagio o protezione, e definirlo semplicemente “aggressivo” non ha alcun significato senza comprendere le ragioni che lo determinano. Il ringhio spesso serve come segnale di avvertimento, una forma di comunicazione che il cane utilizza per indicare che qualcosa non va. Intervenire solo per sopprimere il ringhio senza affrontare la causa sottostante può portare a conseguenze peggiori, eliminando un segnale utile e facendo sì che il cane ricorra a comportamenti più estremi, come mordere, poiché ha perso il suo modo di comunicare prima di arrivare a quel punto.

Dal punto di vista neurobiologico, l’approccio cognitivo comportamentale si basa sull’idea che ogni comportamento sia il risultato di un’interazione complessa di processi cerebrali, tra cui l’attivazione di ormoni, neurotrasmettitori e circuiti neuronali. La comprensione di questi meccanismi permette di intervenire in modo più preciso, lavorando non solo sul comportamento osservabile, ma anche sugli stati interni che lo generano.

Riferimenti bibliografici

Per chi desidera approfondire ulteriormente, ecco alcuni testi fondamentali sull’approccio cognitivo comportamentale e la neurobiologia del comportamento:

  1. Bekoff, M., & Allen, C. (1997). Cognitive ethology: Slayers, skeptics, and proponents. In: Thompson, N.S. (Ed.), Perspectives in Ethology: Vol. 12. Communication. New York: Plenum Press.
  2. Horowitz, A. (2014). Domestic dog cognition and behavior. Springer.
  3. Panksepp, J. (1998). Affective Neuroscience: The Foundations of Human and Animal Emotions. Oxford University Press.
  4. McGreevy, P., & Boakes, R. (2007). Carrots and Sticks: Principles of Animal Training. Cambridge University Press.

Contattami su WhatsApp!

Per garantirti una risposta rapida e ottimizzare la nostra comunicazione, preferisco ricevere i tuoi messaggi su WhatsApp. Scrivimi, sarò felice di risponderti!

WhatsApp