Spesso parlo con persone che vedono il guinzaglio come un semplice strumento di controllo, un modo per dire al cane cosa deve o non deve fare. Ma per me è molto di più. Il guinzaglio è un filo di dialogo, un modo per camminare insieme, non per imporre continuamente limiti. Certo, in una buona relazione ci sono dei confini, ma non sono muri invalicabili – sono piuttosto dei segnali che ci permettono di capirci e rispettarci a vicenda. La passeggiata non è un’esercitazione di obbedienza, ma un’occasione per dialogare e scoprire insieme.
Il tirare al guinzaglio: quando la curiosità incontra il limite
Prendi il tirare al guinzaglio, per esempio. A volte sembra un fastidio, come se il cane volesse andare ovunque tranne che dove voglio io. Ma tirare non è una sfida, è un modo in cui il cane cerca di esplorare, di soddisfare la sua curiosità. Se lo fermo sempre e comunque, magari ottenendo una “bella camminata ordinata”, cosa ho davvero raggiunto? Non ho costruito un rapporto, ho solo limitato la sua libertà.
Quindi, sì, a volte metto un limite, ma senza dimenticare che anche il cane ha bisogno di esprimere il suo impulso di esplorazione. Se tira troppo, magari rallento e lascio che si avvicini a quell’odore che lo interessa tanto. È un modo per dirgli: “Ti ascolto, ma ci sono momenti in cui dobbiamo trovare un equilibrio”. Così, anche lui impara che ci sono momenti per esplorare e altri per camminare insieme.
Il ringhio: un segnale di rispetto, non di sfida
E poi c’è il ringhio verso altri cani quando è al guinzaglio. A molti mette ansia, come se fosse una sfida o un segno di aggressività. Invece, per me, il ringhio è una richiesta di spazio, un modo di dire: “Non sono a mio agio, per favore rispetta il mio spazio”. Non significa che il cane stia cercando di “fare quello che vuole”, ma che ha bisogno di comunicare un confine.
Il guinzaglio non è un vincolo, ma un filo che ci connette, uno spazio di dialogo dove libertà e rispetto si incontrano. Non è un esercizio di obbedienza, ma un’opportunità per scoprire insieme il mondo, passo dopo passo.
In quei momenti, non lo rimprovero per essersi espresso. Invece, mi fermo un attimo e cerco di capire cosa lo ha infastidito. Questo non vuol dire che lascio che il cane detti le regole, ma nemmeno che lo costringo sempre e comunque. Stabilire un equilibrio tra la libertà di espressione e il rispetto degli altri è parte della nostra relazione. Così, il cane impara che può esprimersi senza paura di essere sempre “corretto”.
Libertà e limiti: trovare il giusto equilibrio
Per me, la relazione con un cane è un gioco di bilanci tra libertà e limite. Non sono un buonista, né credo che lasciargli fare tutto sia utile. Ma credo che una relazione basata solo sull’obbedienza e sul controllo sia un’occasione mancata per entrambi. Il guinzaglio, per come lo vedo, è un filo che ci lega, non una catena. Se uso il guinzaglio come dialogo, il cane capirà quando può esplorare e quando è il momento di rispettare i confini.
In questo senso, camminare al guinzaglio è un momento di crescita reciproca. Stiamo imparando a leggere i nostri segnali, a fidarci e a rispettarci. Non significa che lascio tutto al caso o che non stabilisco limiti – significa che costruisco il limite come parte del dialogo, non come imposizione.
La passeggiata come occasione di comprensione
Penso che la passeggiata sia uno dei momenti più belli per sviluppare una vera comunicazione con il cane. Non è un’esercitazione di obbedienza, né un “liberi tutti”. È un’occasione per essere in sintonia, per capire quando è giusto lasciare spazio e quando è necessario fermarsi. Così, il guinzaglio diventa un filo di libertà condivisa, uno spazio di rispetto e dialogo dove, passo dopo passo, costruire insieme la relazione che vogliamo.

Rugaas, T. L’abbaio: il suono di un linguaggio. Haqihana, 2009.
In questo libro, Turid Rugaas esplora l’abbaio come una componente essenziale del linguaggio dei cani, sfatando il mito che esso sia solo un rumore da reprimere. Attraverso un’analisi dei diversi tipi di abbaio e dei contesti in cui vengono emessi, Rugaas guida i lettori a comprendere come l’abbaio possa esprimere emozioni e bisogni specifici, come eccitazione, frustrazione, paura o allerta. Con uno stile chiaro e rispettoso, l’autrice propone un approccio empatico e informato per interpretare il significato dei segnali vocali, arricchendo il rapporto cane-proprietario. Un testo indispensabile per chi desidera andare oltre il semplice controllo del comportamento, verso una comprensione più profonda della comunicazione naturale dei cani.