Dogness: una nuova filosofia nella relazione tra uomo e cane?

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Non mancano, nel mondo della cinofilia, approcci e filosofie che promettono di rivoluzionare il rapporto tra uomo e cane. Personalmente, non intendo aggiungermi alla lista di “guru” delle nuove visioni cinofile: ce ne sono già abbastanza. Tuttavia, il termine Dogness, preso in prestito dal lavoro di Justyna Wlodarczyk, mi ha colpito per la sua capacità di racchiudere in una sola parola l’essenza di ciò che rende unica la relazione con i nostri cani. Per questo motivo, ho deciso di usarlo come chiave per approfondire un concetto che mi sta a cuore: comprendere e rispettare la natura del cane non come qualcosa da plasmare, ma come un elemento da valorizzare e con cui collaborare.

La Dogness, in questo contesto, non è una nuova filosofia, ma una lente attraverso cui osservare il cane nella sua autenticità, imparando a costruire un rapporto che rispetti la sua natura e valorizzi le sue inclinazioni innate. Non si tratta di una ricetta magica, ma di un invito a vedere il cane non solo come un compagno, ma come un maestro di spontaneità, connessione ed entusiasmo.

Il legame tra uomo e cane si è sviluppato nel corso di migliaia di anni, passando da una semplice utilità pratica a una connessione profonda e trasformativa. Questo rapporto non solo ha modellato il comportamento dei cani, ma ha anche plasmato la cultura e le emozioni umane. Lo studio di Justyna Wlodarczyk, Be More Dog, introduce un concetto innovativo: la dogness, una filosofia che invita a riscoprire il mondo attraverso gli occhi del cane e a costruire una relazione basata sulla collaborazione, sulla spontaneità e sulla gioia condivisa.

Dalla dominanza alla collaborazione

Tradizionalmente, l’addestramento dei cani era focalizzato sul controllo. I metodi comportamentisti si concentravano sul modificare i comportamenti istintivi del cane per renderli accettabili agli standard umani, spesso eliminando spontaneità e istinto. Questo approccio, benché efficace sotto alcuni aspetti, riduceva il cane a un soggetto passivo.

Con il tempo, però, si è fatta strada una nuova visione, che sposta il focus dal controllo alla comprensione. Addestratori come Silvia Trkman promuovono metodi che celebrano la dogness: un insieme di qualità naturali del cane, come entusiasmo, velocità, spontaneità ed energia. Questo approccio, invece di reprimere l’istinto del cane, lo integra nel processo di apprendimento, trasformando l’addestramento in un’esperienza gioiosa per entrambi i partecipanti.

Dogness: un concetto che va oltre l’addestramento

La dogness non si limita a descrivere le caratteristiche del cane, ma rappresenta un vero e proprio stile di vita. È una filosofia che invita gli umani a imparare dai cani: vivere il presente con entusiasmo, essere spontanei, accogliere le emozioni senza paura di mostrarle. Questo ribaltamento di prospettiva trasforma l’addestramento da un processo unidirezionale a un’interazione reciproca, dove il cane diventa maestro tanto quanto l’umano.

Un esempio chiave è il mondo dell’agility. Qui, il successo non dipende solo dalla precisione, ma dalla connessione tra cane e conduttore. Trkman, ad esempio, evita di forzare esercizi come il “resta” alla partenza, preferendo lasciare il cane libero di correre e godersi l’attività. Questo approccio non solo valorizza l’istinto del cane, ma crea una dinamica basata sulla fiducia e sul rispetto reciproco.

Oltre il comportamentismo: l’etica dell’addestramento moderno

Wlodarczyk esplora il cambiamento nel mondo dell’addestramento, evidenziando il passaggio da un controllo rigido a una relazione più fluida e rispettosa. La dogness diventa una risposta alla necessità di riconoscere il cane come un individuo con emozioni, bisogni e capacità uniche. Questo approccio è particolarmente evidente nei metodi di addestramento che pongono l’accento sul gioco, sulla creatività e sull’adattamento al carattere specifico del cane.

Silvia Trkman, ad esempio, sottolinea che l’agility non è una semplice competizione, ma un’esperienza condivisa. I suoi metodi abbracciano l’imprevedibilità: se il cane mostra creatività in un esercizio, viene premiato, anche se non segue esattamente il piano iniziale. Questo approccio celebra la diversità e il carattere unico di ogni cane, trasformando l’addestramento in una collaborazione.

Un viaggio reciproco di apprendimento

La dogness non riguarda solo i cani. È anche un invito per gli esseri umani a rivedere il proprio ruolo e ad accogliere una prospettiva più aperta e empatica. Attraverso l’interazione con i cani, le persone imparano a vivere il momento, a sviluppare una maggiore consapevolezza delle proprie emozioni e a costruire legami più autentici.

Questa relazione reciproca emerge chiaramente anche in attività come il mantrailing o il nosework, dove il cane guida l’umano in un viaggio di scoperta. Non si tratta solo di addestrare il cane a seguire una traccia, ma di imparare a fidarsi delle sue capacità e a rispettare il suo mondo sensoriale, infinitamente più ricco del nostro.

Valorizzare la spontaneità e l’autenticità

Uno degli aspetti più rivoluzionari della dogness è la rivalutazione dell’istinto e della spontaneità. Dove un tempo l’addestramento cercava di sopprimere comportamenti come il correre o il giocare, oggi li valorizza, integrandoli in un sistema di apprendimento basato sulla gioia e sulla collaborazione. Questo non significa abbandonare la disciplina, ma piuttosto creare un equilibrio tra controllo e libertà, tra regole e creatività.

La dogness è molto più di un concetto di addestramento: è un modo di vivere, un invito a riscoprire la bellezza del presente attraverso il legame unico tra uomo e cane. Abbracciare la dogness significa accettare i cani per ciò che sono, imparare da loro e lasciarsi ispirare dalla loro autenticità. In un mondo sempre più complesso e frenetico, forse il miglior insegnamento che possiamo trarre dai nostri amici a quattro zampe è proprio quello di vivere con semplicità, entusiasmo e amore incondizionato.

Bibliografia
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