Mi piace definirmi un osservatore. Nonostante il mio percorso professionale come educatore, istruttore di disciplina (mantrailing, City Dog Walk, Rally-O) e tecnico cinofilo, e con l’avvio ormai prossimo del corso di Formatore, mi considero prima di tutto un ascoltatore. La mia strada nella cinofilia è sempre stata guidata dalla curiosità, dalla voglia di imparare e di capire meglio i cani e il loro mondo.
Ogni cane è un universo. Ha la sua personalità, le sue emozioni, il suo modo unico di vedere e vivere la realtà. È un compagno che non parla con parole, ma comunica attraverso gesti, sguardi e movimenti, spesso così sottili che solo chi si ferma davvero a osservare riesce a coglierli. Questo è uno degli aspetti che più mi affascina: la complessità della loro comunicazione, il linguaggio fatto di dettagli che spesso ci sfugge perché, nel nostro mondo umano frenetico, non siamo più abituati a guardare davvero.
Negli anni, ho incontrato molti istruttori, formatori ed educatori. Ognuno di loro mi ha insegnato qualcosa, direttamente o indirettamente. Ho ascoltato chi aveva alle spalle anni di studio e pratica, ma anche chi basava il proprio lavoro esclusivamente sull’esperienza personale. Da tutti ho imparato, raccogliendo ogni spunto interessante e conservandolo con cura nel mio zaino esperienziale.
Ma c’è una cosa su cui rifletto spesso: l’esperienza da sola non può bastare. Il cane non è solo un animale che agisce per istinto, ma un essere complesso, emotivo e cognitivo, il cui comportamento è il risultato di molti fattori: genetica, ambiente, apprendimento. Capirlo davvero richiede più di una semplice osservazione; richiede uno studio che affonda le sue radici nella scienza.
Non è una critica a chi fa dell’esperienza il suo punto di forza, ma un invito a riflettere. L’esperienza è preziosa, ma deve camminare mano nella mano con la conoscenza. La scienza è la bussola che ci guida in questo percorso, che ci permette di distinguere tra ciò che è oggettivo e ciò che è influenzato dai nostri pregiudizi o convinzioni. È ciò che ci aiuta a leggere il comportamento del cane non come un gesto isolato, ma come il risultato di emozioni, intenzioni e necessità profonde.
Osservare un cane significa entrare in punta di piedi nel suo mondo, rispettando la sua natura, i suoi tempi e il suo linguaggio. Significa imparare a vedere oltre il comportamento, capire il motivo dietro ogni gesto: un ringhio, una coda che si muove, uno sguardo fisso. Questi non sono mai semplici segnali, ma frammenti di un dialogo più grande.
Amo la cinofilia proprio per questo: è un’arte fatta di empatia e tecnica, di istinto e conoscenza. Ogni giorno mi ricorda quanto possiamo imparare dai cani, se siamo disposti a metterci in gioco. Lavorare con loro è come essere in costante cammino: non si arriva mai a una destinazione finale, perché c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire.
E così, nonostante il mio percorso professionale e le esperienze accumulate, continuo a considerarmi un osservatore in cerca di strade. Ogni cane che incontro, ogni persona con cui mi confronto, aggiunge un pezzo al mio viaggio. Cammino con uno zaino sempre più pieno, carico di insegnamenti, idee e ispirazioni, ma mai troppo pesante da impedirmi di avanzare.
Perché, in fondo, il viaggio nella cinofilia è proprio questo: un’avventura senza fine, dove ogni passo è un’opportunità per crescere, migliorare e avvicinarsi sempre di più a quei meravigliosi compagni che chiamiamo cani.